100 anni fa nasceva Valentino Mazzola: un campione vinto solo dal fato

Mazzola 100 – Esattamente cento anni fa a Cassano d’Adda nasceva Valentino Mazzola. Il capitano e il giocatore più iconico di una delle squadre più leggendarie, se non la più leggendaria, del calcio mondiale: Il Grande Torino.

Pochi sono purtroppo i video dell’epoca e difficile è cogliere fino in fondo ciò che fu e rappresentò Mazzola per chi non lo ha vissuto. Un ottimo ritratto ci è però fornito dalla magnifica penna di Gianni Brera: “Mazzola era un traccagno di piccola statura e tuttavia così dotato atleticamente da  strabiliare. Scattava da velocista, correva da fondista, tirava con i due piedi come uno specialista del gol, staccava e incornava con mosse da grande acrobata, recuperava in difesa, impostava l’attacco e vi rientrava spesso per concludere. Era insieme regista e match-winner. In Valentino Mazzola vedevano tutto il meglio del nostro calcio sopravvissuto alla guerra”. 

Insomma quello che oggi definiremmo un calciatore moderno, che giocava però negli anni ’40. Un campione in grado di decidere le partite da solo non soltanto per le sue straordinarie qualità tecniche, ma anche grazie all’innato carisma. Era lui a dare il via all’epico quarto d’ora granata. Si tirava su le maniche, faceva cenno a Oreste Bolmida di suonare la carica con la sua trombetta dagli spalti del Filadelfia e da quel momento non ce n’era più per nessuno.

Chissà dove sarebbe potuto arrivare se il fato non avesse stroncato la sua vita a soli trent’anni nella tragedia di Superga il 4 maggio 1949. E pensare che avrebbe potuto non partire per Lisbona, stava male aveva la febbre, ma aveva promesso al capitano del Benfica Ferreira di esserci per la sua partita d’addio all’attività agonistica. Probabilmente senza quel nefasto evento oggi parleremmo di un calcio diverso.

Senza Superga la storia del calcio sarebbe stata diversa

Secondo Jaime Rincòn,  giornalista spagnolo di Marca: “Molti reputano che se la storia del Grande Torino non fosse finita in modo così tragico e prematuro oggi probabilmente non esisterebbe il catenaccio. Può inoltre darsi che la Juventus non avrebbe avuto tanta importanza quanta ne ha raccolta e ne continua a raccoglie nel calcio italiano. E sicuramente il “Maracanazo” non avrebbe avuto luogo”.

Questo perché le squadre non avrebbero dovuto coprirsi per resistere agli attacchi del Toro, l’egemonia in città e in tutta la penisola sarebbe stata totalmente diversa e l’Italia composta in larga parte da giocatori del Grande Torino, anche per 10/11, avrebbe probabilmente vinto il Mondiale del 1950.

Valentino Mazzola e il Grande Torino, di cui lui era “lo splendido direttore di un’orchestra magnificamente affinata”, hanno comunque scritto la storia del calcio. Certo i tifosi del granata e tutti gli appassionati di questo magnifico sport avrebbero preferito un finale meno amaro.

 

 

 

Come Arrigo Sacchi amo il calcio, e lo sport in generale, perché è la cosa più importante delle cose meno importanti, e come Maurizio Mosca cerco di spargere allegria tra la gente.