Cairo: “Non rimarrò al Toro a vita, ma lo venderò solo a uno migliore di me”

Urbano Cairo, a quindici anni dall’estate del 2005 in cui divenne presidente del Toro, ha rilasciato un intervista a La Repubblica. Ecco di seguito alcune sue dichiarazioni:

“Mi sento molto legato al Toro ma non voglio rimanere a vita, ma quando lascerò, lo cederò a chi potrà fare meglio di me”

Mi spiace per la contestazione, il tifo a volte  ha componenti irrazionali. I primi tre anni fu amore assoluto, poi ci arrivò  la contestazione, poi di nuovo l’amore che va e torna. Questo però non mi demoralizza, è uno stimolo in più per fare bene. 

Il bilancio della mia presidenza? Sono contento, ma non soddisfatto al 100%. La partenza bruciante con la promozione in Serie A fu oltre le aspettative. Poi vivemmo purtroppo un periodo buio: tre anni di A senza infamia né lode, e poi la B annaspando per lo shock. Però, dal nostro ritorno in A, abbiamo fatto ciò che ci chiedono i tifosi: restituire onore al Toro, tornare stabilmente sulla sinistra della classifica, rifare il Filadelfia. Se è rinato mi prendo parte dei meriti: i tifosi lo volevano da 20 anni, ora c’è. 

Il Toro più forte che ho allestito? Quello di Immobile e Cerci, nel 2013/14. E poi quest’anno, anche se non si è visto. A livello di spettacolo, mi piaceva anche quello di Mihajlovic: sbilanciato ma divertente. 

(Fonte foto: Napoli 1926) 

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Come Arrigo Sacchi amo il calcio, e lo sport in generale, perché è la cosa più importante delle cose meno importanti, e come Maurizio Mosca cerco di spargere allegria tra la gente.