Grande Torino: com’erano i calciatori fuori dal campo

Grande Torino: com’erano i calciatori fuori dal campo – Esattamente 72 anni fa, il 4 maggio 1949, precisamente alle ore 17:03, l’aereo con a bordo il Grande Torino, si schiantò contro il muraglione del terrapieno posteriore della basilica di Superga, le vittime furono 31.

Tanto si è scritto e raccontato di quella leggendaria squadra in grado di vincere cinque Scudetti consecutivi e una Coppa Italia. Forse però si conosce un po’ la vita dei calciatori fuori dal campo. Uno spaccato di essa viene riportato da Roberto Bamberga nel libro “Grande Torino, Storia fotografica di un mito”.

Com’erano i giocatori del Grande Torino fuori dal campo

Rigamonti, Bacigalupo e Martelli componevano il cosiddetto “Trio Nizza”, dal nome della zona di Torino dove era ubicata la pensione in cui soggiornavano. Era un gruppo di scapoli, dedito a guasconate, che portava armonia e gioia al resto della squadra. Li si poteva trovare al bar Florio, sotto i portici di fronte a Porta Nuova, o al ristorante Tolomino in via Alfieri, frequentato anche dal mediano, e raffinata forchetta, Castigliano, oppure a fare le ore piccole al’Eden in Piazza Statuto. Le cronache raccontano che Bacigalupo fosse quello ad avere maggiore fortuna con le donne. Giurava loro amore eterno e prometteva di spossarle arrivando anche a rischiare di dover comparire in tribunale.

Non era però esente da gesti goliardici neppure il capitano Valentino Mazzola. Durante il carnevale del 1948 si presentò infatti in un caffè vestito da donna. Peraltro nel periodo in cui si acuiva la vicenda legata alla sua crisi matrimoniale, con i tentativi di seconde nozze ostacolati dalla prima moglie, decisa a portare la vicenda in tribunale. Fatti che finirono sulle prime pagine dei giornali scandalistici, che dopo anni di censure, si buttavano a capofitto su questi fatti di cronaca.

Molti calciatori del Grande Torino avevano inoltre della attività commerciali in città. Loik, per esempio, si occupava di vernici. Grezar e Ballarin avevano una camiceria in via San Francesco d’Assisi. Mazzola un negozio di articoli sportivi, peraltro in piena concorrenza con il capitano della Juventus Parola, che aveva la stessa tipologia di esercizio in via Cavour. Gabetto e Ossola possedevano invece il famoso Bar Vittoria, locale di punta del centro di Torino. Luogo di ritrovo e covo per i tifosi Granata, oltre che teatro nelle cantine di interminabili partite a poker, durante le quali Gabetto spennava il “pollo” di turno, che molto spesso era l’amico Ossola.

Come si può dunque leggere, i giocatori del Grande Torino erano molto partecipi della vita cittadina, motivo per cui la loro dipartita fu una tragedia ancora più grande.

(Fonte foto: Fox Sports)

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Come Arrigo Sacchi amo il calcio, e lo sport in generale, perché è la cosa più importante delle cose meno importanti, e come Maurizio Mosca cerco di spargere allegria tra la gente.