Grande Torino: Il Vittoria, il Bar di Gabetto e Ossola

Grande Torino – Oggi ricorre il settantesimo anniversario dalla tragedia di Superga in cui perì il Grande Torino assieme allo staff, ai giornalisti e a tutto l’equipaggio dell’aereo. Durante tutti questi anni il ricordo di quella leggendaria squadra è stato tenuto vivo da giornali, libri e racconti tramandati a voce. Le più illustri penne del giornalismo italiano e non, hanno scritto parole che resteranno per sempre nell’immaginario collettivo. Noi di Torino YSport vogliamo con umiltà parlare di un piccolo aneddoto che racconta la quotidianità del Grande Torino. Parliamo del Vittoria, il bar di Guglielmo Gabetto e Franco Ossola, così come è stato raccontato dal figlio di quest’ultimo.

Il Vittoria, il Bar di Gabetto e Ossola

Il Vittoria, anche detto “Gabos”, era situato in pieno centro al Torino. I due calciatori, che erano molto amici anche nella vita privata, lo aprirono nel ’48. Diventò ovviamente un luogo di ritrovo e un covo per i tifosi granata. Nel maggio di quell’anno, quando la nazionale inglese soggiornò nel vicino Hotel Principe di Piemonte prima di disputare una partita contro l’Italia, il locale rimase aperto senza sosta per due giorni e due notti. Ci fu un continuo via vai di appassionati di calcio, giornalisti e anche degli stessi calciatori inglesi. I quali andarono a scambiare quattro chiacchiere e non solo con i calciatori del Toro che avrebbero poi affrontato in grossa parte il giorno seguente.

Il Bar fu da subito un punto di riferimento. Gli stessi Gabetto e Ossola quando erano liberi da impegni sportivi andavano al Vittoria. Non stavano però molto nella parte riservata al pubblico, ma andavano nella cantina con la scusa di fare i gelati. In realtà andavano a giocare lunghe partite di poker, durante le quali Gabetto tirava fuori tutte le sue abilità da giocatore incallito e spennava il “pollo” di turno, che molto spesso era l’amico Ossola.

Dopo il 4 maggio del 1949, il Bar rimase aperto ancora per qualche mese ma poi chiuse i battenti.

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Come Arrigo Sacchi amo il calcio, e lo sport in generale, perché è la cosa più importante delle cose meno importanti, e come Maurizio Mosca cerco di spargere allegria tra la gente.