Torino FC, Izzo racconta la sua infanzia a Scampia a Cronache di Spogliatoio

Izzo e l’infanzia a Scampia – Armando Izzo, difensore del Torino FC, ha raccontato la propria infanzia a Scampia ai microfoni di Cronache di Spogliatoio. Ecco di seguito alcune su dichiarazioni:

“Le scale della palazzina D erano intervallate da enormi pozzanghere dovute alle infiltrazioni di umidità. Le salivo a due a due con in mano le casse dell’acqua. Per me la parola alternativa non era contemplata. Quando nasci a Scampia non sai cosa c’è fuori, non vedi altre prospettive. Per me l’unica parola era sopravvivenza.

Avevo 10 anni e in me era presente la consapevolezza di un bambino che doveva portare 20 euro in più a casa, oltre ai 20 che guadagnava mia mamma ogni giorno. Non avevo tempo per sbagliare strada. La maggior parte degli amici con cui condividevo quei pomeriggi in piazza è finita in galera. C’era chi spacciava, altri rubavano. Non li ho mai giudicati e loro mi hanno tenuto lontano da quella vita, perché ero bravo a giocare a calcio e vedevano in me una speranza. Mi proteggevano, volevano che io ce la facessi anche per loro. Quando mia madre era a lavoro, io scaldavo il latte in un pentolino e aprivo un pacco di biscotti. Li mettevo in tavola e quello era il nostro pranzo. Talvolta anche la nostra cena.

Le partitelle erano una guerra. Nessuno voleva perdere. C’erano bambini, c’erano figli di mafiosi, c’erano pregiudicati. lo sono guadagnato sul campo. Ero bravo e per questo mi rispettavano.

Per tutti questi motivi non posso permettermi di mollare. È la mia forza, non posso perdere il coltello tra i denti. La fame mi ha portato dove sono e non ho paura di tornare indietro.

La mia storia è simile a quella di Paulo Dybala, anche lui viene dal nulla e ha perso il padre da piccolo. Dopo un derby gli ho detto: ‘Io e te abbiamo una storia simile. Ci fa onore per quello che siamo diventati’. E l’ho abbracciato”.

Intervista completa su Cronache di Spogliatoio

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Come Arrigo Sacchi amo il calcio, e lo sport in generale, perché è la cosa più importante delle cose meno importanti, e come Maurizio Mosca cerco di spargere allegria tra la gente.