Verona-Torino: la conferenza stampa di Davide Nicola pre partita

Alla vigilia di Verona-Torino, mister Davide Nicola è intervenuto in conferenza stampa per parlare dell’attuale stato psico-fisico dei suoi e delle insidie che nasconde il confronto con l’Hellas di Ivan Juric.

Le dichiarazioni di Davide Nicola alla vigilia di Verona-Torino

Queste le dichiarazioni rilasciate dal tecnico del Toro in vista di Hellas Verona-Torino: Che partita mi aspetto? Affrontiamo un avversario capace che ha un’identità di gioco precisa. Guardavamo anche dei dati prima e sicuramente è una squadra oggettiva, un grande gioco in verticale, una capacità di contrattacco immediata e qualitativa, che fa una pressione importante e sicuramente è una squadra che ha avuto continuità in questo campionato.

Juric? È un allenatore che stimo come persona e come tecnico, sicuramente ha fatto un ottimo lavoro. Noi siamo nella condizione di poter esprimere il nostro gioco e la nostra aggressività contro una squadra che non ti aspetta. Spero ne esca una bella partita per tutti quelli che la guardano.

Il Verona? Sono una squadra che ha velocità e ritmo. Anche noi abbiamo portato in gol 17 giocatori diversi quindi abbiamo anche noi le nostre armi. Non è che il Verona non dia punti di riferimento, anzi, ha un’identità precisa. In costruzione non abusano del portiere ma puntano di più sulle palle lunghe per cercare di approfittare delle seconde palle e conquistarsi spazio in questo modo. Sanno costruire a tre o a quattro inserendo un mediano, sanno giocare sulle catene esterne. Il Verona ti permette comunque di giocare, noi dovremo essere attenti e sereni nello sviluppare il nostro gioco. Ogni squadra ha i suoi punti di forza e i suoi punti deboli.

Dove crescere? Quello che stiamo facendo lo possiamo fare sempre meglio. Qualsiasi cosa che si stia facendo la possiamo fare meglio. Questo vale per tutti, sia dal punto di vista individuale che da quello di squadra. La capacità di credere in quel che si fa e di migliorarsi ogni giorno è un nostro punto di forza.

Energie da gestire? Non ragiono in questi termini, so benissimo che in queste cinque partite tutti potranno dare il loro contributo. Questo è già successo a dimostrazione che il gruppo squadra è importante. Noi però non dobbiamo dosare, dobbiamo andare ai 2000 all’ora. La partita più importante è sempre quella che arriva subito e noi dobbiamo essere competitivi a prescindere da chi scende in campo.

Il pensiero di don Robella? l’idea che noi abbiamo dell’ambiente ed è l’idea che l’ambiente ha di noi. Nel nostro spogliatoio spesso ci sono delle manifestazioni interessanti. Abbiamo anche dei poster di una filosofia che si chiama Ubuntu: è la capacità di riconoscere che tu sei quello che sei grazie a tutti gli altri. Noi non possiamo fare a meno della nostra gente, la nostra gente non può fare a meno di noi che andiamo in campo per rappresentarli. C’è un detto che dice: se sei felice facci caso. La possibilità di conquistare un obiettivo deve farci pensare che lo facciamo per rappresentare la nostra gente. Non si può fare nulla da soli.

Belotti? Non ho bisogno di dirgli qualcosa per caricarlo, né a lui né ad altri. Noi ci concentriamo sull’aspetto tecnico-tattico. Andrea è estremamente competitivo, vuole il massimo da sé e dagli altri, un perfezionista che vuole sempre il meglio. I suoi numeri in termini di gol e assist dimostrano che è un giocatore non solo competitivo, ma anche completo.

La mia fiducia in Sanabria? Io credo in tutti, poi rispondo alle domande sui singoli perché è giusto così. Su Tonny avevo già detto che ha delle caratteristiche che gli permettono di giocare con qualsiasi compagno di reparto: sa legare il gioco e ha lo smarcamento. Deve continuare a migliorare giorno dopo giorno con l’ambizione di diventare sempre più bravo, ma questo vale anche per tutti gli altri attaccanti.

Ansaldi in scadenza? Io penso che ogni giocatore possa dare ancora tanto al Toro. E il futuro per me si chiama Verona. Per me e per tutti. Non mi interessa nient’altro.

Molti allenamenti al mattino? Tutti quanti noi abbiamo una capacità intellettiva migliore al mattino. La possibilità di controllare due pasti su tre di un atleta ci dà la consapevolezza di dover curare i dettagli anche per quanto riguarda la vita di un atleta fuori dal campo. Inoltre dal punto di vista metabolico lavorare al mattino è meglio, ci sono evidenze scientifiche a riguardo.”

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Nato ad Avellino il 26 dicembre 1996, ha conseguito la Laurea Triennale in Scienze della Comunicazione e attualmente studia Corporate Communication e Media presso l'Università degli Studi di Salerno. Giornalista pubblicista dal 30 settembre 2020, ama, segue e pratica lo sport più bello del mondo.